•   24 Apr 2026 12:07 - Evento sismico al largo della costa meridionale di Creta (Grecia), 24 aprile 2026

    Alle ore 03:18 UTC odierne, 5:18 italiane, un terremoto di magnitudo Mwp 5.8 è stato localizzato nel settore Meridionale del mar Mediterraneo. L’epicentro del terremoto è stato localizzato vicino alla costa sud-orientale dell’isola di Creta ad una profondità dell’ipocentro di 15 km. Alle 9:40 UTC, 11:40 ora italiana, del 24 aprile 2026, 42 eventi di magnitudo maggiore a 2 sono stati localizzati nello stesso tratto di costa; rilevanti sono: quelle delle 8:58 UTC di magnitudo 5.0, 9:26 UTC di magnitudo 4.7, quelli delle 5:28 e 6:14 UTC rispettivamente di magnitudo 4.1 e 4.0

    Il 12 ottobre 2021 un terremoto di magnitudo 6.3 colpì lo stesso tratto di costa dell’isola.

    In figura sono rappresentati i Forecast-point teorici (triangolini verdi) nei quali vengono stimati i livelli di allerta. Le isocrone (curve concentriche che partono dall’epicentro) rappresentano i tempi di propagazione teorici dello tsunami stimati nella simulazione rapida (Foto CAT-INGV). 

    La magnitudo dell’evento delle 3:18 UTC e la localizzazione ipocentrale, alla base del sistema decisionale della matrice, hanno attivato il servizio del Centro Allerta Tsunami che alle ore 03:24 UTC, ha inviato un messaggio INFORMATIVO (INFORMATION) al Dipartimento di Protezione Civile ed ai Paesi del Mediterraneo che ricevono i servizi del CAT-INGV (Fonte: Centro Allerta Tsunami INGV).

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  •   23 Apr 2026 07:53 - Esercitazione 2026 del Gruppo Operativo SISMIKO nella Marsica

    Dal 24 al 27 marzo 2026, l’Abruzzo è stato teatro dell’esercitazione sismica denominata “EXE SISMA AVEZZANO”, che ha visto impegnato il Gruppo Operativo (GO) SISMIKO dell’INGV nel territorio della Marsica. Quest’area, tristemente nota per il devastante terremoto del 13 gennaio 1915 (Mw 7.0, XI MCS), è stata scelta per la sua elevata pericolosità sismica e per il contesto sismotettonico ampiamente studiato.

    L’esercitazione si inserisce nell’ambito del Progetto Centro Italia DL50, un piano strategico finalizzato al potenziamento delle infrastrutture di monitoraggio e al rafforzamento delle capacità operative dei gruppi di emergenza dell’INGV. Tra gli obiettivi principali rientrano l’acquisizione di nuova strumentazione, la formazione del personale e la verifica sul campo delle procedure di intervento.

    Il GO SISMIKO è una delle componenti fondamentali dell’INGV nella gestione delle emergenze sismiche. La sua missione principale è garantire la rapidità di intervento per l’installazione e la gestione di stazioni sismiche temporanee, a supporto della rete sismica permanente. Questi strumenti mobili risultano essenziali durante le crisi sismiche, poiché raccolgono dati in tempo reale a supporto delle analisi scientifiche, consentendo di avere un quadro più preciso della sequenza sismica in corso e della sua evoluzione spazio-temporale.

    Distribuzione geografica delle sedi INGV con presenza di personale SISMIKO; per ciascuna sede sono indicati il numero di operatori e la disponibilità di strumentazione.

    L’esercitazione ha simulato uno scenario di emergenza sismica, con l’obiettivo specifico di testare sul campo tempi di risposta, procedure operative e capacità di coordinamento tra tutte le componenti coinvolte.

    Per affrontare questo scenario, circa 60 operatrici e operatori, tra tecnici, ricercatori e tecnologi provenienti da diverse sedi INGV hanno lavorato congiuntamente. Un elemento importante di integrazione è stata la partecipazione del personale del Servizio di Reperibilità della Rete Sismica Mobile dell’INGV di Roma.

    Le attività sono iniziate con una fase preparatoria in sede, focalizzata sulla formazione del personale, sull’organizzazione operativa, sull’assegnazione della strumentazione e dei mezzi. 

    Fase di formazione del personale dedicata alle procedure operative.

    La pianificazione della Rete, definita in modo ideale per testare procedure operative senza sismicità reale o simulata, ha utilizzato applicativi cloud GIS specifici per la condivisione e la mappatura dei dati.

    Mappa dell’area relativa all’esercitazione EXE SISMA AVEZZANO 2026. Sono presenti simboli relativi alla sismicità dell’area dal 31/07/2024 al 25/03/2026 (cerchi arancioni con dimensioni proporzionali alla magnitudo), stazioni sismiche permanenti e temporanee (quadrati colorati): funzionanti (verde), parzialmente funzionanti (arancione), guaste (rosso) e senza canali aperti (nere), stazioni della rete RAN (quadrati blu), epicentro simulato per l’esercitazione (stella arancione con fondo nero) e stazioni pianificate dal Gruppo di Coordinamento di SISMIKO (triangoli arancioni con fondo nero).

    Fin dal primo giorno, le operazioni si sono sviluppate in parallelo: dopo una sessione iniziale in sede sulla configurazione e sull’allestimento delle stazioni, le squadre hanno operato sul territorio per le installazioni, mentre da remoto si monitorava in tempo reale il flusso e la qualità dei dati. Questa integrazione tra attività sul campo e gestione da remoto è stata cruciale per simulare l’intero ciclo operativo di un intervento in emergenza.

    Le installazioni sono state effettuate in contesti ambientali molto diversi – da centri abitati a zone rurali e isolate – e hanno richiesto adattamento e decisioni rapide degli operatori, sia dal punto di vista logistico che tecnico. Inoltre, le condizioni meteorologiche avverse che hanno caratterizzato i giorni dell’esercitazione hanno reso le attività più impegnative ma anche più realistiche.

    Esempio di installazione di una stazione sismica portatile di ultima generazione; il prototipo di allestimento è stato realizzato dal personale della sede di Roma appositamente per il Progetto Centro Italia DL50.

    La fase finale dell’esercitazione è stata dedicata al recupero della strumentazione seguita da un debriefing finale. Questo momento di confronto e discussione è stato cruciale per analizzare sia gli aspetti positivi che le criticità emerse, fornendo spunti fondamentali per migliorare le procedure e le attività future.

    Per riportare il lavoro tecnico al suo contesto reale, l’esercitazione si è conclusa con un’escursione nei principali siti che testimoniano l’attività sismica nel territorio marsicano, tra il borgo medioevale di Alba Fucens e la Cava di Venere in località Gioia dei Marsi, dove è stato possibile osservare direttamente le tracce dei processi geologici e delle faglie attive nell’area

    Escursione finale con sopralluogo e analisi dell’area dove sono presenti evidenze in superficie delle faglie attive presso la località Cava di Venere.

    Maggiori informazioni sono disponibili sul sito del GO SISMIKO (https://sismiko.ingv.it), nella sezione esercitazioni.

    a cura di M. Pastori, S. Falcone, A. Nardi, P. Roselli, E. Eva, I. Munafò, S. Pondrelli, R. Tondi e il GdL Sviluppo di Prodotti di Supporto al Comitato di Coordinamento del GO SISMIKO.

    Si esprime un sentito ringraziamento a tutto il personale coinvolto per la partecipazione attiva e la professionalità dimostrata, a Salvatore Mazza per il contributo tecnico-scientifico e ai colleghi Fabrizio Galadini, Emanuela Falcucci e Stefano Gori, per il valore aggiunto apportato nell’ambito dell’escursione.


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  •   20 Apr 2026 14:44 - Evento sismico al largo della costa di Honshu (Giappone), 20 aprile 2026

    Un terremoto di magnitudo (Mwpd) stimata dall’INGV 7.5 è stato localizzato oggi, 20 aprile 2026, alle ore 07:53 UTC (16:53 ora locale; 09:53 ora italiana), in Giappone, a largo dell’isola di Honsū (sulla quale sono situate, oltre alla capitale Tokyo, alcune delle città più grandi ed importanti del paese). Il sisma è avvenuto ad una profondità stimata di circa 29 km alle coordinate Latitudine 39.65, Longitudine 143.14.

    Tratto di costa interessato dalle variazioni del livello del mare, contraddistinto per livello di allerta (fonte: JMA)

     Il Japan Metereological Agency (JMA) ha emanato un’allerta tsunami locale Warning per attese variazioni del livello del mare fino a 3 metri di altezza.

    Alle ore 08:34 UTC (10:34 ora italiana), il JMA ha comunicato che il livello del mare misurato al mareografo di Kujiko è di 80 cm superiore alla media. Diversi mareografi collocati lungo la costa nord-est del Giappone – gestiti dalla rete locale di osservazione della Japan Meteorological Agency – hanno rilevato anomalie del livello del mare nell’ordine di 30 e 40 centimetri (ad es. Urakawa; Hachinoheko ecc.). A seguito di queste misure delle anomalie del livello del mare, il JMA ha declassato l’allerta in allerta advisory.

    Il Giappone adotta una codifica differente da quella usata dal CAT-INGV per i livelli di allerta:

    a) un’allerta tsunami locale Major (corrispondente al nostro livello di allerta Watch) per attese variazioni del livello del mare di circa oltre 3 metri di altezza. Questo livello di allerta non è stato diramato in questa situazione.
    b) un’allerta tsunami locale Warning (corrispondente al nostro livello di allerta Watch) per attese variazioni del livello del mare comprese inferiori a 3 metri di altezza nelle prefetture adiacenti l’epicentro del sisma (Iwate, Aomori, Hokkaido)
    c) un’allerta tsunami locale Advisory (corrispondente al nostro livello di allerta Advisory) per attese variazioni del livello del mare inferiori a 1 metro di altezza diramata nelle prefetture più distanti dall’epicentro del sisma (Fukushima, Miyagi, nord-Hokkaido).

    Fonte: Centro Allerta Tsunami INGV

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  •   16 Apr 2026 08:00 - Uno studio multiparametrico spiega le dinamiche interne del Gran Sasso e del suo acquifero profondo

    Nello studio di fenomeni naturali è indispensabile avere a disposizione strumenti di osservazione multiparametrica. Un buon esempio viene dalla vulcanologia, dove la collaborazione interdisciplinare tra tutti i settori delle geoscienze ha portato negli anni ad una migliore comprensione delle dinamiche associate alle manifestazioni di un vulcano attivo. Anche nello studio di eventi sismici, l’uso di sensori multiparametrici si è rivelato indispensabile per descrivere al meglio il processo di nucleazione e di rottura

    In Italia, il posto che ospita la strumentazione scientifica più diversificata si trova nel cuore del massiccio del Gran Sasso. Presso il Laboratorio Nazionale del Gran Sasso (LNGS), oltre agli innumerevoli esperimenti organizzati e condotti dall’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN), sono installati anche sensori dedicati a studi geofisici. Quale scenario migliore per la ricerca che poter osservare “un evento improvviso” in diretta vicinanza di una rete di sensori multiparametrici?

    Il 14 agosto 2023 alle ore 22:00 UTC (mezzanotte, ora italiana) nei Laboratori Nazionali del Gran Sasso si è verificato un raro fenomeno acustico, avvertito come forte “boato” dalla vigilanza e dal personale in turno nei laboratori sotterranei. Tale evento è stato registrato contemporaneamente da velocimetri, accelerometri, microfoni, sensori idrogeologici e il ring laser GINGERino*.

    I risultati delle analisi multiparametriche dell’insolito evento acustico sono stati pubblicati su Nature Scientific Reports e riconduce il “bang” a un transiente idraulico nell’acquifero carsico fratturato, associato a un picco straordinario di pressione. Ma andiamo per ordine:

    L’evento è stato rilevato simultaneamente da diversi sistemi:

    • il giroscopio laser GINGERino,
    • il sismometro GIGS della Rete Sismica Nazionale dell’INGV,
    • gli accelerometri della Rete Accelerometrica Nazionale del DPC,
    • un sensore acustico,
    • i sensori di torbidità dell’acqua in uscita dalle gallerie,
    • i sensori di pressione e livello dell’acqua nell’acquifero.
    GINGERino: un giroscopio laser ad anello (RLG) di alta precisione, situato nei Laboratori Nazionali del Gran Sasso (LNGS) dell’INFN a 1400 metri sotto roccia, in funzione dal 2015.

    Il boato non è stato un evento isolato ma la conclusione di un fenomeno naturale che era iniziato a maggio. Infatti nei mesi precedenti al boato, erano state osservate anomalie nelle portate e nelle pressioni delle acque sotterranee, probabilmente legate alle precipitazioni primaverili e al permeare delle stesse all’interno dell’acquifero del Gran Sasso. 

    Le analisi indicano che il fenomeno è avvenuto a circa 130 m di distanza dalle stazioni sismiche e potrebbe essere collegato a un evento idrogeologico locale, come la rottura di una barriera idraulica, la riattivazione di un condotto carsico, o movimenti di fratture nella roccia associati al flusso d’acqua. Subito dopo l’evento è stata osservata una rapida diminuzione della pressione idraulica dell’acquifero e una variazione del flusso d’acqua nei tunnel autostradali, segno di un cambiamento nei percorsi di circolazione delle acque sotterranee. 

    Dettaglio di uno dei sondaggi orizzontali presenti nella camera con i sensori di pressione installati all’uscita. Tale sondaggio ha una lunghezza di poco meno di 200 metri con presenza di acqua in pressione (variazioni stagionali da 24 a 32 bar).

    Grazie all’approccio multiparametrico utilizzato, lo studio ha permesso di ottenere una visione senza precedenti delle dinamiche interne del Massiccio. Lo studio dimostra, infatti, che l’integrazione di monitoraggi idrogeologici, sismici e rotazionali consente di comprendere meglio i processi interni dei grandi acquiferi montani. Inoltre evidenzia che il sistema idrogeologico del Gran Sasso è dinamico e soggetto a variazioni legate sia a fattori climatici sia a processi geologici locali.

    Nel 2022, l’INGV ha avviato l’iniziativa, finanziata da un apposito progetto (DL50), di dotare alcune stazioni della Rete Sismica Nazionale di strumentazione multiparametrica. Il cosiddetto sottoprogetto ACU ha permesso l’acquisto di sensori infrasonici e acustici. Questi strumenti non solo sono stati impiegati nello studio attuale, ma apriranno anche nuove prospettive nella descrizione fisica dei fenomeni registrati e analizzati nei Laboratori del Gran Sasso come quelli trattati in precedenza in altri articoli.

    A cura di Gaetano De Luca, Marino Domenico Barberio, Daniela Famiani, Aladino Govoni, Luca Pizzino e Thomas Braun, INGV

    (*) GINGERino è un giroscopio laser ad anello (RLG) di alta precisione, situato nei Laboratori Nazionali del Gran Sasso (LNGS) dell’INFN a 1400 metri sotto roccia.

    Bibliografia

    A record of changes in the Gran Sasso groundwater before, during and after the 2016 Amatrice earthquake, central Italy | Scientific Reports

    Multi-sensor monitoring of a transient event in the Gran Sasso aquifer, Italy | Scientific Reports


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  •   15 Apr 2026 12:49 - Cinquant’anni di monitoraggio e ricerche sulla sismicità nel Friuli Venezia Giulia

    La sera del 6 maggio 1976 ebbe inizio in Friuli una delle sequenze sismiche più forti e devastanti della seconda metà del Novecento in Italia. A cinquant’anni di distanza, il 16 aprile 2026, a Udine, si terrà un convegno dedicato agli studi, al monitoraggio e alla ricerca sulla sismicità del Friuli Venezia Giulia.​

    L’evento è promosso dalla Regione in collaborazione con l’OGS (Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale).

    Tra i relatori istituzionali e del mondo della ricerca, è previsto anche l’intervento di Lucia Margheriti, direttrice dell’Osservatorio Nazionale Terremoti dell’INGV.

    Scopri il programma qui.

    L’iniziativa si terrà nella Sala Ajace (Piazza della Libertà, Udine) dalle ore 10 alle ore 16:30. E’ possibile seguire in streaming a questo link.

     

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