•   25 Mar 2026 08:27 - Evento sismico, ML 4.0, tra le province di Massa Carrara e La Spezia del 25 marzo 2026

    Un terremoto di magnitudo Richter ML 4.0  è stato registrato dalla Rete Sismica Nazionale alle ore 08:13 italiane del 25 marzo 2026,  3 km a nord-est di Fosdinovo in provincia di Massa Carrara e a circa 6 Km da Castelnuovo Magra in provincia di La Spezia. L’evento è stato localizzato ad una profondità di circa 11 Km.

    Di seguito la tabella con i Comuni entro 10 km dall’epicentro:

    La zona interessata da questo terremoto è caratterizzata da pericolosità sismica alta, come testimoniato dalla Mappa della pericolosità sismica del territorio nazionale (MPS04) e dai forti terremoti avvenuti in passato.

    Secondo il Catalogo Parametrico dei Terremoti Italiani CPTI15 v. 4.0, in passato in questa area sono avvenuti diversi terremoti, alcuni dei quali anche di magnitudo superiore a magnitudo 5.  L’evento di magnitudo maggiore è quello del 7 settembre 1920 in Garfagnana e Lunigiana di magnitudo Mw 6.5, tra i terremoti più forti dell’Appennino settentrionale. Il terremoto causò effetti distruttivi in tutta l’Alta Garfagnana e in parte della Lunigiana, su un’area di circa 160 km a cavallo delle province di Lucca e di Massa-Carrara e gran parte della Toscana nord-occidentale, l’Appennino emiliano e la Liguria orientale. Da ricordare anche altri due eventi significativi: quello del 21 gennaio 1767 di magnitudo stimata Mw 5.3 e quello dell’11 aprile 1837, Mw 5.9 in Lunigiana.

    Dalla mappa della sismicità strumentale dal 1985 ad oggi notiamo che l’area è stata interessata da attività sismica frequente, in particolare dall’importante  sequenza sismica del giugno 2013 in Lunigiana con diversi terremoti di magnitudo superiore a 4 e l’evento principale del 21 giugno di magnitudo Mw 5.1Un altro evento con epicentro molto vicino a quello odierno è stato registrato il 10 ottobre 1995 di magnitudo Md 4.6.

    La mappa di scuotimento sismico (SHAKEMAP), calcolata dai dati delle reti sismiche e accelerometriche INGV e DPC, mostra dei livelli di scuotimento stimato fino quasi al IV-V grado MCS.  

    Dalla mappa dei risentimenti macrosismici ricavate dai questionari inviati al sito www.hsit.it, in continuo aggiornamento, notiamo che l’evento di questa mattina è stato risentito in particolare nelle province di Massa Carrara e La Spezia, ma anche nelle province limitrofe di Lucca e Pisa.  I risentimenti arrivano fino al V grado MCS.


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  •   24 Mar 2026 09:15 - Le cartoline dei terremoti: la prima “sismologia dei cittadini”

    La scossa è stata avvertita sia da persone in piedi come da quelle sedute. Ha provocato spavento ed un forte tremolio degli infissi e dei vetri negli edifici. In località Strada Chianti, frazione di questo Comune, alcuni edifici, compresa la caserma dei Carabinieri, hanno riportato lievissime lezioni con caduta di due comignoli.

    Così il signor Bruno Anichini, impiegato del Comune di Greve in Chianti (FI), scriveva nella ‘cartolina macrosismica’ spedita il 25 marzo 1959 al Servizio Sismico dell’Ufficio Centrale di Meteorologia e di Ecologia Agraria di Roma (Figura 1). Con queste righe il corrispondente descriveva gli effetti causati sul territorio comunale dal terremoto che il giorno precedente aveva scosso tutta l’area fiorentina, con epicentro poco a sud della città di Firenze, tra le colline del Chianti (Mw 4.8, da CPTI15 – Rovida et al., 2022).

    Figura 1 – Esempio di cartolina macrosismica del terremoto fiorentino del 24 marzo 1959.

    Le cartoline macrosismiche (o sismiche) erano una forma di questionario macrosismico oggi non più utilizzata, ma che per circa un secolo ha rappresentato il principale metodo di raccolta delle informazioni sugli effetti dei terremoti nel territorio italiano da parte degli enti responsabili del monitoraggio e dello studio dei fenomeni sismici.

    In questo articolo, in occasione della ricorrenza di quel terremoto del 24 marzo 1959 nel Chianti, approfondiamo questa particolare tipologia di fonte sismologica.

     

    Un po’ di storia

    Nella seconda metà dell’Ottocento lo studio dei fenomeni naturali conobbe in Europa un grande sviluppo. Anche in Italia, soprattutto dopo l’Unità d’Italia del 1861, la conoscenza scientifica del territorio divenne una priorità: botanici, geologi, geografi e altri studiosi iniziarono a descrivere e mappare sistematicamente il paese e i fenomeni naturali.

    In questo contesto, tra gli anni Settanta e Ottanta dell’Ottocento si sviluppò progressivamente un servizio meteorologico nazionale e, contestualmente, una rete di monitoraggio strumentale e macrosismico composta da osservatori astronomici, meteorologici, stazioni sismiche, stazioni termo-udometriche (per la misura della temperatura dell’aria e dei quantitativi pluviometrici) ecc., che nei decenni successivi diventerà importantissima anche per il monitoraggio capillare degli effetti dei terremoti sul territorio. In occasione di alcuni importanti terremoti del 1873, vennero sperimentati in Italia i primi tentativi di raccolta sistematica di informazioni sugli effetti dei terremoti attraverso questionari inviati sul territorio: le cosiddette cartoline macrosismiche (o anche ‘cartoline sismiche’).

    Il processo di organizzazione e sviluppo di questa rete proseguì con l’istituzione nel 1883 dell’Osservatorio ed Archivio Centrale Geodinamico e con l’avvio, nel 1887, del Servizio Geodinamico all’interno dell’Ufficio Centrale di Meteorologia (che da quell’anno diventa perciò ‘Ufficio Centrale di Meteorologia e Geodinamica’ – UCMG) (Figura 2). Da quel momento la raccolta di notizie sugli effetti dei terremoti divenne sistematica.

    Figura 2 – Frontespizio del Bollettino Sismico pubblicato dal Servizio Sismico dell’Ufficio Centrale di Meteorologia e Geofisica. Originariamente istituito nel 1876 come ‘Regio Ufficio Centrale di Meteorologia’ (UCM), con sede presso il Collegio Romano in Roma, ad esso si aggiunse nel 1887 il Servizio Geodinamico, e la denominazione cambiò in ‘Regio Ufficio Centrale di Meteorologia e Geodinamica’ (UCMG). Il nome è poi cambiato più volte nei decenni successivi, inclusa la denominazione ‘Ufficio Centrale di Meteorologia e Geofisica’. Nel 1936 venne fondato l’Istituto Nazionale di Geofisica (ING) del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) e l’anno successivo fu sancito il passaggio del Servizio Geofisico dall’UCMG al CNR, e per esso all’ING. Con la fine del servizio geofisico l’UCM cambiò ancora nome e divenne Ufficio Centrale di Meteorologia e di Ecologia Agraria (con variazioni ulteriori nel corso degli anni). 

    All’inizio del Novecento la rete arrivò a comprendere più di mille punti di osservazione distribuiti sul territorio nazionale, ma nei decenni successivi – anche a causa delle due guerre mondiali – cominciò il suo progressivo e inarrestabile declino. Nonostante ciò, la raccolta di informazioni sugli effetti macrosismici tramite questionari continuò, anche se in forma meno organizzata.  

    Uno dei principali problemi legati a questo tipo di documentazione è la dispersione che ha subito nel corso del secolo scorso: una parte significativa delle cartoline macrosismiche prodotte tra la fine dell’Ottocento e il Novecento è purtroppo andata perduta. Fortunatamente, nel corso degli ultimi decenni sono stati recuperati alcuni importanti nuclei documentari, parte dei quali è oggi conservata presso l’INGV, nell’Archivio Macrosismico dell’Ente (AMINGV).

     

    Dai corrispondenti territoriali ai sismologi: il viaggio delle cartoline sismiche ieri e oggi 

    Come abbiamo appena accennato, nella tradizione sismologica italiana con cartoline macrosismiche si intende un tipo di questionario che per diversi decenni è servito agli enti preposti al monitoraggio sismico per raccogliere informazioni sugli effetti causati dai terremoti sul territorio. Si trattava di cartoline prestampate inviate da tali enti e uffici ai Comuni e a una rete di corrispondenti consolidata nel tempo, composta ad esempio da amministrazioni comunali, stazioni dei carabinieri, uffici forestali, osservatori meteorologici o altri referenti istituzionali (Molin et al., 2008). Spesso era il sindaco stesso a compilare e firmare la cartolina. Le informazioni raccolte attraverso queste cartoline venivano poi esaminate dai sismologi e confluivano nei bollettini sismici (Figura 3), pubblicazioni nelle quali venivano riassunti e organizzati sia i dati strumentali che quelli sugli effetti dei terremoti nelle diverse località.

    Figura 3 – Pagina intera e particolare del bollettino mensile dell’Istituto Nazionale di Geofisica (ING) del marzo 1959, con i dati del terremoto fiorentino del 24 marzo. I dati di intensità provengono dalle cartoline macrosismiche.

    L’obiettivo dell’invio dei questionari in forma di cartoline era quello di raccogliere informazioni utili per stimare l’intensità macrosismica del terremoto nelle diverse località, cioè il livello degli effetti prodotti sulle persone, sugli edifici e sull’ambiente naturale. Il funzionamento era in fondo simile a quello dei moderni questionari macrosismici utilizzati via web o tramite app. Oggi, ad esempio, chiunque può segnalare la propria esperienza attraverso strumenti come il questionario Hai sentito il terremoto? dell’INGV o il Did You Feel It? dell’USGS americano, o ancora il questionario del consorzio europeo CSEM. La differenza principale è che in questi casi la compilazione del questionario è aperta a tutti i cittadini, mentre le cartoline erano destinate a un numero limitato di corrispondenti preselezionati e predefiniti. Le cartoline possono essere considerate una delle prime forme di quella che in inglese viene definita Citizen Seismology, cioè un approccio scientifico basato sulla partecipazione diretta dei cittadini alla raccolta di dati scientifici sui terremoti.

     

    Le cartoline contenevano una serie di domande standardizzate pensate per descrivere nel modo più preciso possibile gli effetti della scossa. Gli osservatori dovevano innanzitutto indicare alcune informazioni di base, come la località, la data e l’ora del terremoto e la durata approssimativa della scossa. Seguivano poi domande più dettagliate sulla percezione del movimento: ad esempio se il moto fosse sembrato ondulatorio o sussultorio, quale direzione avesse avuto e se fossero stati osservati effetti nell’ambiente circostante. La parte più importante riguardava però gli effetti prodotti dalla scossa. Veniva chiesto, per esempio, se il terremoto fosse stato avvertito da poche persone o da gran parte della popolazione, se fosse stato percepito da chi era in movimento oppure solo da chi era fermo, se avesse provocato lo spostamento di piccoli oggetti o il tintinnio di vetri, l’oscillazione di porte e finestre o il suono delle campane. Particolare attenzione era dedicata agli effetti sugli edifici: la comparsa di crepe nei muri, danni leggeri o più gravi, fino ai casi più estremi di crolli parziali o totali (Figura 4).

    Figura 4 – Esempio di cartolina macrosismica ricca di descrizioni, relativa al terremoto trevigiano del 4 marzo 1900.

    In ogni caso, all’epoca tutte queste informazioni, raccolte da numerosi punti del territorio, permettevano ai sismologi di ricostruire la distribuzione degli effetti del terremoto e di stimare l’intensità macrosismica nelle diverse località.

    Va anche notata la particolare terminologia scientifica usata all’epoca, che oggi può apparire curiosa, se non addirittura obsoleta e superata. Oggi termini come ondulatorio e sussultorio non sono più utilizzati e difficilmente i sismologi chiederebbero ai cittadini, nei questionari moderni online, informazioni di tal genere. Sappiamo, infatti, che questa distinzione non ha un vero fondamento scientifico, in quanto un terremoto è un fenomeno complesso in cui le diverse componenti coesistono sempre. Anche la durata di un terremoto e la sua direzione sono molto difficili da stimare sulla base della sola percezione umana. Oggi questi parametri vengono misurati con precisione grazie a strumenti molto più avanzati e sofisticati, come i moderni sismometri e accelerometri, che permettono di ottenere dati e misure molto più affidabili.

     

    La maggior parte dei documenti conservati è costituita da cartoline macrosismiche in senso stretto, ma la documentazione può essere molto varia. In alcuni casi alle cartoline sono allegati telegrammi inviati subito dopo la scossa, lettere di corrispondenti locali, brevi relazioni descrittive o ritagli di giornale che raccontano gli effetti del terremoto (Baranello, 2023). Dettagli che arricchiscono questi materiali rendendoli ancora più interessanti e utili (Figura 5).

     

    Figura 5 – Esempi di cartoline macrosismiche arricchite da documentazione aggiuntiva: in alto una cartolina accompagnata da telegrammi (terremoto dell’Asolano dell’11 giugno 1897); in basso una cartolina corredata da ritagli di giornale (terremoto trevigiano del 4 marzo 1900).

    Nonostante il loro grande valore però, le cartoline macrosismiche presentano anche alcune limitazioni. In molti casi i questionari sono compilati in modo dettagliato, ma talvolta il compilatore non riporta alcuna informazione o si limita a indicare un valore di intensità, senza fornire una descrizione degli effetti osservati (Baranello, 2023) (Figura 6). 

    Figura 6 – Esempio di cartolina macrosismica povera di descrizioni, relativa al terremoto dell’Asolano dell’11 giugno 1897.

    Il terremoto fiorentino del 24 marzo 1959

    Le cartoline macrosismiche sono tra le fonti storiche e sismologiche che sono state recuperate e analizzate nell’ambito di ricerche effettuate negli ultimi 20 anni e finalizzate alla revisione e al miglioramento delle conoscenze sulla sismicità cosiddetta minore, cioè di magnitudo medio-bassa. Uno di questi studi (Bernardini et al., 2022) ha avuto come oggetto, insieme ad altri eventi avvenuti nel territorio italiano tra il 1949 e il 1971, proprio il terremoto che il 24 marzo 1959 colpì l’area fiorentina. Nell’Archivio Macrosismico dell’INGV (AMINGV) sono conservati 21 questionari macrosismici che riguardano l’evento fiorentino del 1959, tra cui la cartolina inviata dal Comune di Greve in Chianti che abbiamo visto all’inizio. Alcune di queste cartoline presentano descrizioni dettagliate degli effetti osservati (tra questi, la cartolina compilata dal capo dell’ufficio tecnico del comune di Impruneta – Figura 7), altre riportano informazioni più scarse che hanno richiesto una verifica attraverso altre fonti documentarie (in primo luogo corrispondenze giornalistiche). E’ il caso della cartolina compilata dal corrispondente del comune di San Casciano in Val di Pesa (FI), che riporta un laconico “7 gradi scala Mercalli” (Figura 8).

    Figura 7 – Esempio di cartolina macrosismica del terremoto fiorentino del 24 marzo 1959 dal comune di Impruneta, ricca di informazioni.
    Figura 8 – Esempio di cartolina macrosismica del terremoto fiorentino del 24 marzo 1959 dal comune di San Casciano in Val di Pesa, che segnala solo l’intensità.

     

    Molto curiosa e ‘anomala’ è anche la cartolina proveniente dal comune di Pratovecchio (AR) (Figura 9) situato in Casentino: nonostante la notevole distanza dall’area epicentrale nel Chianti Fiorentino (oltre 40 km) nella cartolina viene segnalato un intenso scuotimento avvertito “da tutti e la cosa provocò spavento sia a quelli in piedi che a coloro che sedevano”, con “spostamento di oggetti”. La descrizione, che non è stato possibile integrare con informazioni da altre fonti, suggerisce un’intensità forte, attorno al grado 5 MCS, che potrebbe indicare un effetto di sito dovuto a fenomeni di amplificazione locale o alla direttività della sorgente sismica (Bernardini et al., 2022).

    Figura 9 – Esempio di cartolina macrosismica del terremoto fiorentino del 24 marzo 1959 dal comune di Pratovecchio.

    Quando mancano informazioni descrittive diventa più difficile interpretare correttamente il dato. Per questo motivo, nello studio dei terremoti storici, le cartoline vengono spesso integrate con altre fonti, come documenti d’archivio, cronache locali o articoli di giornale .

    Figura 10 – In alto, ritaglio della prima pagina di Cronaca di Firenze dell’Avvenire d’Italia del 25 marzo 1959 con la notizia del terremoto fiorentino del giorno precedente; in basso, il frontespizio della Domenica del Corriere del 23 aprile 1950 dedicato al terremoto che colpì il livornese a partire dal primo aprile di quell’anno.

    Nel caso di San Casciano in Val di Pesa il VII Grado riportato nella cartolina è risultato, in fase di revisione, decisamente sovrastimato: lo spoglio delle corrispondenze giornalistiche di area fiorentina e toscana ha infatti permesso di ridimensionare l’intensità macrosismica.

    Nonostante queste difficoltà, le cartoline macrosismiche rappresentano ancora oggi una fonte preziosa per ricostruire gli effetti dei terremoti del passato in mancanza di altra documentazione e per comprendere meglio la storia sismica del nostro territorio.

    A cura di Sofia Baranello e Filippo Bernardini (INGV-BO)

     

    Bibliografia

    AMINGV [Archivio Macrosismico INGV] (1959). Cartoline macrosismiche sul terremoto del 24 marzo 1959, Roma, pp.n.n.

    Baranello S., (2023). Materiali per un catalogo dei terremoti italiani. Terremoti “minori” dell’Asolano (1861-1921). Quaderni di Geofisica, 186, pp. 1-158, https://collane-editoriali.ingv.it/index.php/qdg/it/article/view/162

    Bernardini F., Camassi R., Castelli V., Caracciolo C., Ercolani E., (2022). Materiali per un catalogo dei terremoti italiani. Sismicità minore del Novecento: alcuni casi tra gli anni 1949-1971. Quaderni di Geofisica, vol. 181, pp. 274, https:/ /doi.org/10.13127/qdg/181. https://collane-editoriali.ingv.it/index.php/qdg/it/article/view/157

    Caracciolo C.H. (2024), Macroseismic data in Italy. Early questionnaires and postcards: a brief history and commentary (19th and 20th centuries). Bulletin of Geophysics and Oceanography, Vol. 65, n. 2, pp. 177-196.

    Ercolani E., Baranello S., Bernardini F., Camassi R., Castelli V., Caracciolo C., (2023). Materiali per un catalogo dei terremoti italiani. Aggiornamento di studi speditivi. Quaderni di Geofisica, vol. 189, pp. 1­260, https://collane-editoriali.ingv.it/index.php/qdg/it/article/view/165

    Molin, D, Bernardini, F., Camassi, R., Caracciolo, C. H., Castelli, V., Ercolani, E., & Postpischl, L. Materiali per un catalogo dei terremoti italiani: revisione della sismicità minore del territorio nazionale. CD-Rom allegato (file .zip 5,1Mb). Quaderni Di Geofisica, vol. 57, pp. 76 + appendice. https://collane-editoriali.ingv.it/index.php/qdg/article/view/848

    Rovida A., Locati M., Camassi R., Lolli B., Gasperini P., Antonucci A., (2022). Catalogo Parametrico dei Terremoti Italiani (CPTI15), versione 4.0. Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV). https://emidius.mi.ingv.it/CPTI15-DBMI15/

    Rovida A., Locati M., Antonucci A., Camassi R. (a cura di), (2017). Archivio Storico Macrosismico Italiano (ASMI). Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV). https://emidius.mi.ingv.it/ASMI/

     

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  •   21 Mar 2026 19:42 - Evento sismico, ML 4.1 (Mw 4.2), in provincia di Messina, 21 marzo 2026

    Oggi, 21 marzo 2026, la Rete Sismica Nazionale ha registrato una serie di eventi sismici tra le province di Messina, Palermo e Enna. Il terremoto più forte di magnitudo Ml 4.1 (Mw 4.2) è avvenuto alle ore 19:04 a 2 km S Castel di Lucio (ME) con una profondità ipocentrale pari a 26 km.

    Di seguito la tabella con i Comuni entro 10 km dall’epicentro

    Il capoluogo di provincia, Messina, dista circa 110 km dall’epicentro, mentre le città di  Caltanissetta e Catania rispettivamente 48 km e 80 km.

    La zona interessata da questo terremoto è caratterizzata da pericolosità sismica alta, come testimoniato dalla Mappa della pericolosità sismica del territorio nazionale (MPS04) e dai forti terremoti avvenuti in passato.

    Secondo il Catalogo Parametrico dei Terremoti Italiani CPTI15 v. 4.0, in passato nell’area epicentrale di questo evento sono avvenuti diversi terremoti, alcuni dei quali anche di magnitudo intorno a 5, come i due eventi del 15 agosto 1908 (Mw 5.1) e del 31 ottobre 1967 (Mw 5.3). Terremoti rilevanti, ma meno energetici, sono quelli del 1 dicembre 1880 (Mw 4.2), del 17 settembre 1976 (Mw 4.6) e del 5 giugno 1977 (Mw 4.6).

    Dalla mappa della sismicità strumentale dal 1985 ad oggi si evince che l’area è stata interessata da attività sismica frequente, in particolare nell’anno 1993, quando nell’area a nord ovest è stata registrata una sequenza sismica con numerosi eventi, il più forte di magnitudo Md 4.4, avvenuto il 26 giugno. Altro terremoto rilevante è quello di magnitudo Mw 4.4 avvenuto l’8 novembre 2009.

    Prima dell’evento di magnitudo 4.2 delle ore 19:04, oggi sono avvenuti 6 terremoti di magnitudo compresa tra 1.7 e 3.7: due durante la mattina e gli altri quattro pochi minuti prima. Al momento (20:30 italiane), sono stati localizzati in totale 19 terremoti di magnitudo compresa tra 1.0 e 4.2.

    La mappa di scuotimento sismico (SHAKEMAP), calcolata dai dati delle reti sismiche e accelerometriche INGV e DPC, mostra dei livelli di scuotimento stimato fino quasi al IV-V grado MCS.

    Dalla mappa dei risentimenti macrosismici ricavate dai questionari inviati al sito www.hsit.it, in continuo aggiornamento, notiamo che l’evento di questo pomeriggio è stato risentito in tutta l’area dei Monti Nebrodi e in provincia di Messina e anche in qualche zona delle vicine province di Palermo e Enna.  I risentimenti arrivano fino al IV-V grado MCS.

    Mappa del risentimento sismico in scala MCS (Mercalli-Cancani-Sieberg) che mostra la distribuzione degli effetti del terremoto sul territorio come ricostruito dai questionari on line. La mappa contiene una legenda (sulla destra). Con la stella in colore viola viene indicato l’epicentro del terremoto, i cerchi colorati si riferiscono alle intensità associate a ogni comune. Nella didascalia in alto sono indicate le caratteristiche del terremoto: data, magnitudo, profondità (Prof) e ora locale. Viene inoltre indicato il numero dei questionari elaborati per ottenere la mappa stessa.

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  •   21 Mar 2026 08:30 - Il terremoto del Golfo di Policastro del 21 marzo 1982: la delocalizzazione di Avena e di Laino Castello

    La popolazione calabrese è consapevole di vivere in un territorio ad alta pericolosità sismica. Tuttavia, è necessario esercitare la memoria storica per aumentare la conoscenza del fenomeno. Sono, infatti, impressi nella maggior parte delle persone solo gli eventi sismici più lontani nel tempo e molto forti, come il terremoto dello Stretto di Messina del 1908, o quelli del 1783 e del 1638. I terremoti più recenti, invece, sono quasi sconosciuti o ignorati. Prosegue, per questo, il nostro racconto alla scoperta dei terremoti che hanno colpito la Calabria negli ultimi decenni.
    Dopo l’approfondimento dell’evento del cosentino del 20 febbraio 1980, dedichiamo questo articolo al terremoto del 21 marzo 1982.

    Alle 10:44 italiane un evento di magnitudo momento stimata pari a Mw 5.2 (Spadea et al., 1983) colpì l’area del Golfo di Policastro con epicentro localizzato al largo della costa tirrenica tra Praia a Mare e Scalea, in provincia di Cosenza. Il terremoto interessò la Calabria nord-occidentale, la Basilicata occidentale e la Campania meridionale. Danni notevoli furono riscontrati in molti comuni delle province di Cosenza e di Potenza, con valori di intensità fino al VII-VIII grado della scala Mercalli-Cancani-Sieberg (MCS). La scossa fu avvertita sensibilmente anche a Napoli, Salerno, Taranto, Avellino e Potenza; più leggermente fu risentita a Foggia.

    Mappa dell’intensità dell’evento del 21 marzo 1982 dal Catalogo Parametrico dei Terremoti Italiani CPTI15 (https://emidius.mi.ingv.it/CPTI15-DBMI15/).

    Come riportato nel Catalogo dei Forti Terremoti in Italia (CFTI5Med, 2018 e 2019), i comuni più colpiti furono Aieta e Papasidero nella provincia di Cosenza con intensità pari al VII-VIII grado MCS. Ad Aieta vi furono 3 feriti per la caduta di calcinacci, 15 ordinanze di sgombero con 35 senzatetto e il 95% delle abitazioni subì lesioni. A Papasidero alcune persone furono lievemente ferite, inoltre subì danni l’80% delle abitazioni, tra cui 15 edifici furono dichiarati inagibili; 300 persone rimasero senza tetto; un’ala dell’antico castello minacciò il crollo e la condotta idrica subì gravi danni.

    I danni

    Il Catalogo dei Forti Terremoti in Italia e il Bollettino Macrosismico dell’ING (CFTI5Med, 2018 e 2019: Spadea et al., 1983), ci forniscono un quadro completo  anche degli altri territori comunali che subirono danni in seguito a questo  terremoto. 

    Con intensità del VII grado MCS, danneggiamenti notevoli furono registrati a Lagonegro (PZ), dove in particolare vennero puntellati due edifici scolastici, la chiesa Madre e l’edificio delle scuole medie in Piazza Italia; la palestra dell’istituto magistrale e una scuola materna, situate nel centro storico, furono chiuse perché dichiarate pericolanti. A Maratea (PZ) quattro persone furono ferite dalla caduta di cornicioni e calcinacci e altre tre rimasero ferite durante la fuga precipitosa dalle abitazioni; furono colpite principalmente le abitazioni della zona del porto e quelle del centro storico, dove interi rioni divennero inabitabili. Le case inagibili furono oltre 170 e le famiglie senzatetto 211. Anche a Laino Borgo (CS) i danni registrati furono ingenti: 80 abitazioni subirono danneggiamenti, le ordinanze di sgombero furono 10 mentre i senzatetto furono 60. Tra gli altri centri abitati in cui fu registrata una intensità del VII grado MCS, figurano anche Praia a Mare, Sapri, Mormanno, Orsomarso, Tortora in provincia di Cosenza e Rivello in provincia di Potenza. In particolare, a Praia a Mare e a Sapri furono osservati danni ai locali ospedali: nel secondo caso due reparti furono chiusi a causa dei danneggiamenti subiti dalle strutture e si dovette procedere a trasferire i pazienti in altro ospedale.

    Con intensità del VI-VII grado MCS subirono danni la chiesa di Maierà (CS) e la chiesa e il municipio di Santa Domenica Talao (CS). Anche a Castrovillari (CS), a circa 40 km di distanza epicentrale, si osservarono danneggiamenti di  intensità pari al VI grado MCS, e si verificò la caduta di alcuni cornicioni.

    Tra le città più grandi ricordiamo Avellino, intensità del V grado MCS, a circa 140 km di distanza, dove il terremoto fu avvertito molto sensibilmente, soprattutto nel rione San Tommaso tanto che molti abitanti si riversarono nelle strade. Con intensità del IV-V grado MCS, in un raggio tra gli 80 e i 170 km, ricordiamo anche altre città popolose: Salerno, Napoli, Potenza e Taranto. 

     

    Avena e Laino Castello: il fenomeno della delocalizzazione

    Il terremoto del 21 marzo 1982 è ricordato e tramandato soprattutto dalle comunità di Avena di Papasidero e Laino Castello, in provincia di Cosenza. Questi territori furono infatti interessati dal fenomeno della delocalizzazione. Si tratta di una prassi affermatasi nel corso del XX secolo e disciplinata dalla legge del 9 luglio 1908, che prevedeva il trasferimento di centri abitati ad alto rischio idrogeologico e/o sismologico. Ad esempio, le criticità dovute alla natura litologica e morfologica del territorio, unitamente a quelle legate allo smaltimento degli enormi cumuli di macerie e alla successiva ricostruzione dell’abitato condizionarono le delocalizzazioni di alcuni paesi colpiti dal terremoto della Marsica del 1915. Tra queste ricordiamo Frattura, frazione di Scanno (AQ). Furono interessate dalla delocalizzazione anche alcune località dell’Appennino campano colpite dal terremoto in Irpinia del 1962, come Apice (BN) e Melito Irpino (AV). Lo spostamento in altra sede di intere o parziali comunità riguardò anche alcuni paesi della Valle del Belice a seguito del terremoto del 1968, come Poggioreale e Gibellina (TP), oppure successivamente dell’Irpinia dopo il terremoto del 1980, come Conza della Campania (AV).

    Nel 1982 il trasferimento interessò anche Avena di Papasidero e Laino Castello. 

    Avena è una frazione situata a nord-est di Papasidero, nella valle del fiume Lao, al confine tra Calabria e Basilicata, a oltre 500 metri sul livello del mare, nel Parco Nazionale del Pollino. Il borgo arroccato sulla roccia, le cui origini risalirebbero all’anno 1000 circa, fu completamente abbandonato a seguito del terremoto del 21 marzo 1982. La vita delle 25 famiglie che l’abitavano si fermò a quella mattina quando la forte scossa di terremoto costrinse le persone a lasciare l’abitato, spostandosi in altre località. Furono pochi coloro che decisero di rimanere, trasferendosi in edifici di nuova costruzione non molto lontano dall’antica frazione. Le case superstiti, abbandonate, oggi disegnano il paesaggio di questo “paese fantasma”. Avena, abbracciata dai suoi scorci panoramici, porta i segni del terremoto sulle facciate e sui muri delle piccole dimore congelati a quarant’anni fa. Testimoniano la vitalità del borgo prima del terremoto i resti dell’antico Castello, del Convento Basiliano e della Chiesa della SS. Trinità (XVI secolo), che raccontano i fasti di una storia importante e per certi versi anche agiata.

     

    Avena, frazione di Papasidero (CS).

    8 km a nord-est di Avena, su uno stretto crinale dalle ripidissime pendici, il colle San Teodoro, si trova Laino Castello vecchio. Qui l’allontanamento dal borgo dopo il 21 marzo 1982 rappresenta l’ultima tappa di un percorso avviato già due decenni prima, quando in seguito a problemi di dissesto idrogeologico, con decreto del Ministro dei Lavori Pubblici del 3 marzo 1960, il paese venne dichiarato da trasferire in altro luogo. I danni provocati dal terremoto del 1982 sull’antico abitato di Laino Castello vecchio (intensità del VII grado della scala MCS) costrinse la popolazione ad abbandonare definitivamente le proprie case e a trasferirsi su un pianoro poco distante sito in località Pornia – Scolari dove già erano state realizzate le prime infrastrutture e le prime abitazioni.

    Laino Castello nuovo sopra, e Laino Castello vecchio, sotto.

    L’attuale borgo denominato Laino Castello nuovo è stato ricostruito con ampi spazi, strade e piazze molte ampie ed edifici con non più di due piani. Da qualche anno l’amministrazione comunale ha avviato un progetto per il recupero e il riutilizzo del vecchio borgo come centro studi e servizi del Parco Nazionale del Pollino e come “Borgo albergo”. Oltre al ripristino delle vie di accesso sono state messe in sicurezza e restaurate la ex casa canonica, la Chiesa di San Teodoro, la Chiesa di Santa Maria delle Vergini e gran parte dell’antico borgo.

    A cura di Pierdomenico Del Gaudio, Grazia Pia Attolini, Daniela Fucilla, Anna Nardi (INGV-ONT)

    Foto di Daniela Fucilla

    Bibliografia 

    CFTIMed (2018 e 2019): https://storing.ingv.it/cfti/cfti5/quake.php?42007IT

    Guidoboni E., Ferrari G., Mariotti D., Comastri A., Tarabusi G., Sgattoni G., Valensise G. (2018). CFTI5Med, Catalogo dei Forti Terremoti in Italia (461 a.C.-1997) e nell’area Mediterranea (760 a.C.-1500). Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV). https://doi.org/10.6092/ingv.it-cfti5

    Guidoboni E., Ferrari G., Tarabusi G., Sgattoni G., Comastri A., Mariotti D., Ciuccarelli C., Bianchi M.G., Valensise G. (2019), CFTI5Med, the new release of the catalogue of strong earthquakes in Italy and in the Mediterranean area, Scientific Data 6, Article number: 80 (2019). https://doi.org/10.1038/s41597-019-0091-9

    Spadea M.C., Vecchi M., Del Mese S. (a cura di) (1983). Bollettino macrosismico 1982. Istituto Nazionale di Geofisica, Roma, 23 pp.


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  •   21 Mar 2026 03:29 - Sequenza sismica nel Mar Tirreno Meridionale, 21 marzo 2026

    Nella notte di oggi, 21 marzo 2026, la Rete Sismica Nazionale ha registrato una serie di eventi sismici nel Mar Tirreno Meridionale a circa 60 km a nord della costa siciliana, e circa 15 km a ovest di Alicudi (Isole Eolie). In totale, alle ore 04:20, sono 15 gli eventi localizzati: i più forti sono avvenuti alle ore 02:46 (ML 4.6) con profondità ipocentrale pari a 29 km e alle ore 02:49 (ML 4.3) con profondità pari a 11 km. Gli altri eventi hanno magnitudo comprese tra 1.7 e 3.0 e profondità ipocentrali tra 10 e 27 km.

    Sequenza sismica nel mar Tirreno meridionale, 21 marzo 2026. La stella rappresenta il terremoto di magnitudo 3.0 e i due cerchi arancioni rappresentano i due eventi più forti avvenuti alle ore 02:46 (ML 4.6) con profondità ipocentrale pari a 29 km e alle ore 02:49 (ML 4.3) con profondità pari a 11 km..

    Negli ultimi 30 giorni sono stati localizzati circa 30 terremoti a sud-est della zona interessata dalla sequenza di stanotte: il più forte (ML 3.6) è avvenuto il 14 marzo alle ore 19.25 italiane.

    Guardando la mappa con la sismicità dal 1985 ad oggi, in quest’area la sismicità è frequente con numerosi eventi di magnitudo superiore a 4.0, come quelli del 7 febbraio 2025 (Mw 4.7) e 7 settembre 2009 (Mw 4.7). Nell’area dell’arcipelago delle Eolie sono avvenuti anche eventi di magnitudo maggiore caratterizzati da profondità ipocentrali molto elevate (fino a centinaia di chilometri) legati al processo di subduzione, come l’evento del 5 maggio 2004 (Ml 5.3) avvenuto a 255 km di profondità.

    Da un punto di vista della sismicità storica (Catalogo Parametrico dei Terremoti Italiani CPTI15), quest’area dell’Arcipelago Eoliano è stata colpita da diversi eventi sismici, alcuni dei quali di magnitudo pari o superiore a magnitudo 5: in particolare i terremoti del 28 maggio 1980 (Mw 5.7), 20 maggio 1957 (Mw 5.2) e 21 maggio 1957 (Mw 5.3); il terremoto del 1980 provocò danni pari a VI-VII grado MCS all’Isola di Alicudi.

    La zona interessata dalla sequenza in corso è prossima all’area delle Isole Eolie, regione caratterizzata da pericolosità sismica alta, come testimoniato dalla Mappa della pericolosità sismica del territorio nazionale (MPS04) e dai forti terremoti avvenuti in passato.

    La mappa di scuotimento sismico (SHAKEMAP) dell’evento più forte, calcolata dai dati delle reti sismiche e accelerometriche INGV e DPC, mostra dei livelli di scuotimento stimato fino al IV-V grado MCS in una vasta area della Sicilia settentrionale.

    I due terremoti più forti sono avvenuti a distanza di 3 minuti l’uno dall’altro: entrambi sono stati risentiti nell’arcipelago delle Isole Eolie e lungo la costa della Sicilia settentrionale, fino a Palermo. In mappa il risentimento dell’evento di magnitudo 4.3 ottenuta elaborata grazie questionari inviati al sito Hai sentito il terremoto?

    Sul sito terremoti.ingv.it è possibile seguire gli aggiornamenti sulla sequenza nel Mar Tirreno Meridionale.


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