•   23 Apr 2026 07:53 - Esercitazione 2026 del Gruppo Operativo SISMIKO nella Marsica

    Dal 24 al 27 marzo 2026, l’Abruzzo è stato teatro dell’esercitazione sismica denominata “EXE SISMA AVEZZANO”, che ha visto impegnato il Gruppo Operativo (GO) SISMIKO dell’INGV nel territorio della Marsica. Quest’area, tristemente nota per il devastante terremoto del 13 gennaio 1915 (Mw 7.0, XI MCS), è stata scelta per la sua elevata pericolosità sismica e per il contesto sismotettonico ampiamente studiato.

    L’esercitazione si inserisce nell’ambito del Progetto Centro Italia DL50, un piano strategico finalizzato al potenziamento delle infrastrutture di monitoraggio e al rafforzamento delle capacità operative dei gruppi di emergenza dell’INGV. Tra gli obiettivi principali rientrano l’acquisizione di nuova strumentazione, la formazione del personale e la verifica sul campo delle procedure di intervento.

    Il GO SISMIKO è una delle componenti fondamentali dell’INGV nella gestione delle emergenze sismiche. La sua missione principale è garantire la rapidità di intervento per l’installazione e la gestione di stazioni sismiche temporanee, a supporto della rete sismica permanente. Questi strumenti mobili risultano essenziali durante le crisi sismiche, poiché raccolgono dati in tempo reale a supporto delle analisi scientifiche, consentendo di avere un quadro più preciso della sequenza sismica in corso e della sua evoluzione spazio-temporale.

    Distribuzione geografica delle sedi INGV con presenza di personale SISMIKO; per ciascuna sede sono indicati il numero di operatori e la disponibilità di strumentazione.

    L’esercitazione ha simulato uno scenario di emergenza sismica, con l’obiettivo specifico di testare sul campo tempi di risposta, procedure operative e capacità di coordinamento tra tutte le componenti coinvolte.

    Per affrontare questo scenario, circa 60 operatrici e operatori, tra tecnici, ricercatori e tecnologi provenienti da diverse sedi INGV hanno lavorato congiuntamente. Un elemento importante di integrazione è stata la partecipazione del personale del Servizio di Reperibilità della Rete Sismica Mobile dell’INGV di Roma.

    Le attività sono iniziate con una fase preparatoria in sede, focalizzata sulla formazione del personale, sull’organizzazione operativa, sull’assegnazione della strumentazione e dei mezzi. 

    Fase di formazione del personale dedicata alle procedure operative.

    La pianificazione della Rete, definita in modo ideale per testare procedure operative senza sismicità reale o simulata, ha utilizzato applicativi cloud GIS specifici per la condivisione e la mappatura dei dati.

    Mappa dell’area relativa all’esercitazione EXE SISMA AVEZZANO 2026. Sono presenti simboli relativi alla sismicità dell’area dal 31/07/2024 al 25/03/2026 (cerchi arancioni con dimensioni proporzionali alla magnitudo), stazioni sismiche permanenti e temporanee (quadrati colorati): funzionanti (verde), parzialmente funzionanti (arancione), guaste (rosso) e senza canali aperti (nere), stazioni della rete RAN (quadrati blu), epicentro simulato per l’esercitazione (stella arancione con fondo nero) e stazioni pianificate dal Gruppo di Coordinamento di SISMIKO (triangoli arancioni con fondo nero).

    Fin dal primo giorno, le operazioni si sono sviluppate in parallelo: dopo una sessione iniziale in sede sulla configurazione e sull’allestimento delle stazioni, le squadre hanno operato sul territorio per le installazioni, mentre da remoto si monitorava in tempo reale il flusso e la qualità dei dati. Questa integrazione tra attività sul campo e gestione da remoto è stata cruciale per simulare l’intero ciclo operativo di un intervento in emergenza.

    Le installazioni sono state effettuate in contesti ambientali molto diversi – da centri abitati a zone rurali e isolate – e hanno richiesto adattamento e decisioni rapide degli operatori, sia dal punto di vista logistico che tecnico. Inoltre, le condizioni meteorologiche avverse che hanno caratterizzato i giorni dell’esercitazione hanno reso le attività più impegnative ma anche più realistiche.

    Esempio di installazione di una stazione sismica portatile di ultima generazione; il prototipo di allestimento è stato realizzato dal personale della sede di Roma appositamente per il Progetto Centro Italia DL50.

    La fase finale dell’esercitazione è stata dedicata al recupero della strumentazione seguita da un debriefing finale. Questo momento di confronto e discussione è stato cruciale per analizzare sia gli aspetti positivi che le criticità emerse, fornendo spunti fondamentali per migliorare le procedure e le attività future.

    Per riportare il lavoro tecnico al suo contesto reale, l’esercitazione si è conclusa con un’escursione nei principali siti che testimoniano l’attività sismica nel territorio marsicano, tra il borgo medioevale di Alba Fucens e la Cava di Venere in località Gioia dei Marsi, dove è stato possibile osservare direttamente le tracce dei processi geologici e delle faglie attive nell’area

    Escursione finale con sopralluogo e analisi dell’area dove sono presenti evidenze in superficie delle faglie attive presso la località Cava di Venere.

    Maggiori informazioni sono disponibili sul sito del GO SISMIKO (https://sismiko.ingv.it), nella sezione esercitazioni.

    a cura di M. Pastori, S. Falcone, A. Nardi, P. Roselli, E. Eva, I. Munafò, S. Pondrelli, R. Tondi e il GdL Sviluppo di Prodotti di Supporto al Comitato di Coordinamento del GO SISMIKO.

    Si esprime un sentito ringraziamento a tutto il personale coinvolto per la partecipazione attiva e la professionalità dimostrata, a Salvatore Mazza per il contributo tecnico-scientifico e ai colleghi Fabrizio Galadini, Emanuela Falcucci e Stefano Gori, per il valore aggiunto apportato nell’ambito dell’escursione.


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  •   20 Apr 2026 14:44 - Evento sismico al largo della costa di Honshu (Giappone), 20 aprile 2026

    Un terremoto di magnitudo (Mwpd) stimata dall’INGV 7.5 è stato localizzato oggi, 20 aprile 2026, alle ore 07:53 UTC (16:53 ora locale; 09:53 ora italiana), in Giappone, a largo dell’isola di Honsū (sulla quale sono situate, oltre alla capitale Tokyo, alcune delle città più grandi ed importanti del paese). Il sisma è avvenuto ad una profondità stimata di circa 29 km alle coordinate Latitudine 39.65, Longitudine 143.14.

    Tratto di costa interessato dalle variazioni del livello del mare, contraddistinto per livello di allerta (fonte: JMA)

     Il Japan Metereological Agency (JMA) ha emanato un’allerta tsunami locale Warning per attese variazioni del livello del mare fino a 3 metri di altezza.

    Alle ore 08:34 UTC (10:34 ora italiana), il JMA ha comunicato che il livello del mare misurato al mareografo di Kujiko è di 80 cm superiore alla media. Diversi mareografi collocati lungo la costa nord-est del Giappone – gestiti dalla rete locale di osservazione della Japan Meteorological Agency – hanno rilevato anomalie del livello del mare nell’ordine di 30 e 40 centimetri (ad es. Urakawa; Hachinoheko ecc.). A seguito di queste misure delle anomalie del livello del mare, il JMA ha declassato l’allerta in allerta advisory.

    Il Giappone adotta una codifica differente da quella usata dal CAT-INGV per i livelli di allerta:

    a) un’allerta tsunami locale Major (corrispondente al nostro livello di allerta Watch) per attese variazioni del livello del mare di circa oltre 3 metri di altezza. Questo livello di allerta non è stato diramato in questa situazione.
    b) un’allerta tsunami locale Warning (corrispondente al nostro livello di allerta Watch) per attese variazioni del livello del mare comprese inferiori a 3 metri di altezza nelle prefetture adiacenti l’epicentro del sisma (Iwate, Aomori, Hokkaido)
    c) un’allerta tsunami locale Advisory (corrispondente al nostro livello di allerta Advisory) per attese variazioni del livello del mare inferiori a 1 metro di altezza diramata nelle prefetture più distanti dall’epicentro del sisma (Fukushima, Miyagi, nord-Hokkaido).

    Fonte: Centro Allerta Tsunami INGV

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  •   16 Apr 2026 08:00 - Uno studio multiparametrico spiega le dinamiche interne del Gran Sasso e del suo acquifero profondo

    Nello studio di fenomeni naturali è indispensabile avere a disposizione strumenti di osservazione multiparametrica. Un buon esempio viene dalla vulcanologia, dove la collaborazione interdisciplinare tra tutti i settori delle geoscienze ha portato negli anni ad una migliore comprensione delle dinamiche associate alle manifestazioni di un vulcano attivo. Anche nello studio di eventi sismici, l’uso di sensori multiparametrici si è rivelato indispensabile per descrivere al meglio il processo di nucleazione e di rottura

    In Italia, il posto che ospita la strumentazione scientifica più diversificata si trova nel cuore del massiccio del Gran Sasso. Presso il Laboratorio Nazionale del Gran Sasso (LNGS), oltre agli innumerevoli esperimenti organizzati e condotti dall’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN), sono installati anche sensori dedicati a studi geofisici. Quale scenario migliore per la ricerca che poter osservare “un evento improvviso” in diretta vicinanza di una rete di sensori multiparametrici?

    Il 14 agosto 2023 alle ore 22:00 UTC (mezzanotte, ora italiana) nei Laboratori Nazionali del Gran Sasso si è verificato un raro fenomeno acustico, avvertito come forte “boato” dalla vigilanza e dal personale in turno nei laboratori sotterranei. Tale evento è stato registrato contemporaneamente da velocimetri, accelerometri, microfoni, sensori idrogeologici e il ring laser GINGERino*.

    I risultati delle analisi multiparametriche dell’insolito evento acustico sono stati pubblicati su Nature Scientific Reports e riconduce il “bang” a un transiente idraulico nell’acquifero carsico fratturato, associato a un picco straordinario di pressione. Ma andiamo per ordine:

    L’evento è stato rilevato simultaneamente da diversi sistemi:

    • il giroscopio laser GINGERino,
    • il sismometro GIGS della Rete Sismica Nazionale dell’INGV,
    • gli accelerometri della Rete Accelerometrica Nazionale del DPC,
    • un sensore acustico,
    • i sensori di torbidità dell’acqua in uscita dalle gallerie,
    • i sensori di pressione e livello dell’acqua nell’acquifero.
    GINGERino: un giroscopio laser ad anello (RLG) di alta precisione, situato nei Laboratori Nazionali del Gran Sasso (LNGS) dell’INFN a 1400 metri sotto roccia, in funzione dal 2015.

    Il boato non è stato un evento isolato ma la conclusione di un fenomeno naturale che era iniziato a maggio. Infatti nei mesi precedenti al boato, erano state osservate anomalie nelle portate e nelle pressioni delle acque sotterranee, probabilmente legate alle precipitazioni primaverili e al permeare delle stesse all’interno dell’acquifero del Gran Sasso. 

    Le analisi indicano che il fenomeno è avvenuto a circa 130 m di distanza dalle stazioni sismiche e potrebbe essere collegato a un evento idrogeologico locale, come la rottura di una barriera idraulica, la riattivazione di un condotto carsico, o movimenti di fratture nella roccia associati al flusso d’acqua. Subito dopo l’evento è stata osservata una rapida diminuzione della pressione idraulica dell’acquifero e una variazione del flusso d’acqua nei tunnel autostradali, segno di un cambiamento nei percorsi di circolazione delle acque sotterranee. 

    Dettaglio di uno dei sondaggi orizzontali presenti nella camera con i sensori di pressione installati all’uscita. Tale sondaggio ha una lunghezza di poco meno di 200 metri con presenza di acqua in pressione (variazioni stagionali da 24 a 32 bar).

    Grazie all’approccio multiparametrico utilizzato, lo studio ha permesso di ottenere una visione senza precedenti delle dinamiche interne del Massiccio. Lo studio dimostra, infatti, che l’integrazione di monitoraggi idrogeologici, sismici e rotazionali consente di comprendere meglio i processi interni dei grandi acquiferi montani. Inoltre evidenzia che il sistema idrogeologico del Gran Sasso è dinamico e soggetto a variazioni legate sia a fattori climatici sia a processi geologici locali.

    Nel 2022, l’INGV ha avviato l’iniziativa, finanziata da un apposito progetto (DL50), di dotare alcune stazioni della Rete Sismica Nazionale di strumentazione multiparametrica. Il cosiddetto sottoprogetto ACU ha permesso l’acquisto di sensori infrasonici e acustici. Questi strumenti non solo sono stati impiegati nello studio attuale, ma apriranno anche nuove prospettive nella descrizione fisica dei fenomeni registrati e analizzati nei Laboratori del Gran Sasso come quelli trattati in precedenza in altri articoli.

    A cura di Gaetano De Luca, Marino Domenico Barberio, Daniela Famiani, Aladino Govoni, Luca Pizzino e Thomas Braun, INGV

    (*) GINGERino è un giroscopio laser ad anello (RLG) di alta precisione, situato nei Laboratori Nazionali del Gran Sasso (LNGS) dell’INFN a 1400 metri sotto roccia.

    Bibliografia

    A record of changes in the Gran Sasso groundwater before, during and after the 2016 Amatrice earthquake, central Italy | Scientific Reports

    Multi-sensor monitoring of a transient event in the Gran Sasso aquifer, Italy | Scientific Reports


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  •   15 Apr 2026 12:49 - Cinquant’anni di monitoraggio e ricerche sulla sismicità nel Friuli Venezia Giulia

    La sera del 6 maggio 1976 ebbe inizio in Friuli una delle sequenze sismiche più forti e devastanti della seconda metà del Novecento in Italia. A cinquant’anni di distanza, il 16 aprile 2026, a Udine, si terrà un convegno dedicato agli studi, al monitoraggio e alla ricerca sulla sismicità del Friuli Venezia Giulia.​

    L’evento è promosso dalla Regione in collaborazione con l’OGS (Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale).

    Tra i relatori istituzionali e del mondo della ricerca, è previsto anche l’intervento di Lucia Margheriti, direttrice dell’Osservatorio Nazionale Terremoti dell’INGV.

    Scopri il programma qui.

    L’iniziativa si terrà nella Sala Ajace (Piazza della Libertà, Udine) dalle ore 10 alle ore 16:30. E’ possibile seguire in streaming a questo link.

     

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  •   06 Apr 2026 09:00 - L’Aquila 2009: una nuova tomografia svela il ruolo dell’interazione tra faglie

    Il 6 aprile 2009, un terremoto di magnitudo Mw 6.1 con epicentro nei pressi della città de L’Aquila colpì l’Appennino centrale alle ore 03:32 locali. L’evento sismico, avvertito in tutta l’Italia centrale, ha raggiunto un’intensità fino al grado IX-X della Scala Mercalli–Cancani–Sieberg (MCS). La sequenza è stata preceduta da eventi di energia minore (foreshocks), tra cui un evento di magnitudo Mw 4.0 avvenuto il 30 marzo 2009. Nei mesi successivi si è avuta una lunga sequenza con oltre 148000 repliche (aftershocks); tra queste sono avvenuti due eventi rilevanti, con magnitudo Mw pari a 5.0 e 5.2, rispettivamente il 7 e il 9 aprile 2009 (Chiaraluce et al., 2011).
    La sequenza sismica ha provocato 309 vittime, 1600 feriti e circa 80000 sfollati, nonché gravi danni in molte località e nella città de L’Aquila, in particolare nel centro storico e al suo patrimonio storico-culturale.

    Figura 1: Mappa della distribuzione dei 148.000 eventi sismici (pallini blu) contenuti nel catalogo sismico della sequenza de L’Aquila 2009, ottenuto tramite tecniche di intelligenza artificiale. I triangoli indicano le stazioni sismiche utilizzate, molte delle quali installate dopo la scossa principale. Le linee arancioni rappresentano le faglie presenti nell’area di studio. I numeri indicano il nome della struttura di faglia menzionata in legenda. La stella indica la scossa principale del 6 aprile 2009 riportata nel bollettino dell’INGV (il meccanismo focale è riportato anche da Herrmann et al. 2011). Immagine modificata da Fonzetti et al., (2025a).

    Lo studio delle sequenze sismiche è fondamentale per comprendere i fattori che controllano lo sviluppo dei terremoti di grande magnitudo. Tra questi, è molto importante ricostruire in profondità la geometria delle faglie attivate durante la sequenza sismica e la possibile interazione tra le stesse. Capire questi aspetti aiuta a comprendere la genesi dei terremoti, aspetto fondamentale in una zona ad alta pericolosità sismica come l’Appennino centrale.
    La sequenza sismica de L’Aquila 2009 (Fig. 1) ha attivato sistemi di faglie estensionali la cui espressione superficiale è rappresentata dalle faglie di Paganica (responsabile della scossa principale – mainshock – del 6 aprile 2009) e dei Monti della Laga-Gorzano (verso cui si è registrata una migrazione della sismicità nei primi giorni della sequenza).
    Diversi studi hanno evidenziato che la migrazione della sismicità, osservata anche nelle sequenze del 1997 e del 2016, anch’esse avvenute in Appennino centrale, è strettamente legata al movimento di fluidi presenti nelle porzioni più superficiali della crosta terrestre (Lucente et al., 2010; Malagnini et al., 2012; Chiarabba et al., 2022; Gabrielli et al., 2023, Fonzetti et al., 2024) e alla presenza di variazioni litologiche e strutturali sul piano di faglia (Di Stefano et al., 2011; Valoroso et al., 2014, Buttinelli et al., 2021, 2026). Queste variazioni sono legate alla complessità geologico-strutturale ereditata dalle fasi compressive di formazione della catena, che influenzano sia il processo di rottura lungo le zone di faglia sia lo sviluppo di eventi di grande magnitudo (Buttinelli et al., 2018, 2021; Fonzetti et al., 2025b).
    Il recente studio di Fonzetti et al. (2025b) ha proposto un approccio multidisciplinare che combina dati geologici, osservazioni di superficie e modelli 3D di sottosuolo (Buttinelli et al., 2021) con la tomografia sismica (Fig. 2). La tomografia sismica può essere considerata una “TAC” della crosta terrestre, una tecnica che utilizza le onde elastiche generate da eventi sismici per ricostruire le velocità negli strati crostali. L’analisi delle velocità è fondamentale perché consente di dedurre le proprietà elastiche e meccaniche delle rocce, il grado di fratturazione e il contenuto di fluidi. In questo studio sono stati utilizzati circa 17000 eventi sismici avvenuti tra gennaio e dicembre 2009, registrati dalla rete di stazioni sismiche INGV e localizzati nell’area della sequenza sismica.

    Figura 2: Schema dell’approccio multidisciplinare adottato: A) Versioni non interpretate (in alto) e interpretate (in basso) dei profili sismici disponibili per l’area di studio. B) Sezione geologica nella zona di faglia Monti della Laga-Gorzano, in relazione alla sismicità delle sequenze sismiche del 2009 e del 2016-2017 nell’Appennino centrale. In basso, un esempio di tomografia sismica interpretata in questo studio (modificato da Fonzetti et al., 2025b).

    L’analisi congiunta delle velocità delle onde sismiche della nuova “TAC” e delle informazioni geologiche di superficie e sottosuolo ha permesso di definire meglio la struttura crostale più superficiale e le relazioni cinematiche tra le faglie più antiche (ereditate dalle fasi tettoniche precedenti) e quelle più recenti, permettendo la caratterizzazione dei bacini sedimentari (le aree giallo-arancioni con velocità minori delle onde P, intorno a 4.5 km/s) e delle unità carbonatiche (in blu scuro con velocità tra 6.5 e 7 km/s) più profonde. Questo studio ha anche migliorato la definizione della geometria in profondità delle faglie con espressione superficiale che si sono attivate durante la sequenza (Fig. 3).

    Figura 3: A sinistra, alcune delle sezioni tomografiche più rappresentative che mostrano i valori della velocità delle onde P (modificate da Fonzetti et al., 2025b); a destra, il modello sismotettonico finale, che combina i dati geologici di superficie e di sottosuolo con quelli geofisici.

    Da queste analisi è evidente che durante la sequenza de L’Aquila alcune faglie hanno interagito tra loro, attivandosi simultaneamente e comportandosi come un’unica struttura. Si è capito che l’interazione tra faglie preesistenti è facilitata quando vi è una semicontinuità (soprattutto verticale) e quando la geometria (direzione e inclinazione) è simile. Questo comportamento giustifica anche la nucleazione di eventi di grande magnitudo come il mainshock del 6 aprile 2009 (Fig. 3).
    Le interpretazioni di questo lavoro, basate su modelli sempre più vincolanti e precisi, evidenziano quanto l’approccio multidisciplinare adottato sia fondamentale per comprendere i processi fisici che innescano e guidano l’evoluzione di una sequenza sismica.
    Per una corretta valutazione della pericolosità sismica dell’Appennino centrale è necessario inquadrare adeguatamente il modo in cui i sistemi di faglia presenti interagiscono tra loro.

    Il video che segue mostra in un’animazione il modello sismotettonico ottenuto.

     

    A cura di Rossella Fonzetti, Mauro Buttinelli, Luisa Valoroso, Pasquale De Gori e Claudio Chiarabba (INGV).

    L’articolo scientifico relativo a questo studio è disponibile qui: https://doi.org/10.1029/2025JB031245 

    Gli articoli pubblicati su INGVterremoti.com sulla sequenza sismica del 2009 a L’Aquila sono disponibili al seguente link: https://ingvterremoti.com/category/terremoti_italia/il-terremoto-dellaquila-del-2009/

    Bibliografia

    Buttinelli, M., Pezzo, G., Valoroso, L., De Gori, P., & Chiarabba, C. (2018). Tectonics inversions, fault segmentation, and triggering mechanisms in the central Apennines normal fault system: Insights from high-resolution velocity models. Tectonics, 37(11), 4135–4149. https://doi.org/10.1029/2018TC005053

    Buttinelli, M., Petracchini, L., Maesano, F. E., D’Ambrogi, C., Scrocca, D., Marino, M., et al. (2021). The impact of structural complexity, fault segmentation, and reactivation on seismotectonics: Constraints from the upper crust of the 2016–2017 central Italy seismic sequence area. Tectonophysics, 810(228861), 228861. https://doi.org/10.1016/j.tecto.2021.228861

    Buttinelli, M., Maesano, F., Anselmi, M., Maffucci, R., & Vico, G. (2026). Structural inheritance control on Central Apennines seismotectonics: An updated review of the 1997 Umbria-Marche seismic sequence (Italy). Tectonophysics, 231187. https://doi.org/10.1016/j.tecto.2026.231187

    Chiaraluce, L., Valoroso, L., Piccinini, D., Di Stefano, R., & De Gori, P. (2011). The anatomy of the 2009 l’aquila normal fault system (central Italy) imaged by high resolution foreshock and aftershock locations. Journal of Geophysical Research, 116(B12), B12311. https://doi.org/10.1029/2011jb008352.

    Chiarabba, C., De Gori, P., Valoroso, L., Petitta, M., & Carminati, E. (2022). Large extensional earthquakes push-up terrific amount of fluids. Scientific Reports, 12(1), 14597.

    Di Bucci, D., Buttinelli, M., D’Ambrogi, C., Scrocca, D., & the RETRACE-3D Working group. (2021). RETRACE-3D project: A multidisciplinary collaboration to build a crustal model for the 2016-2018 central Italy seismic sequence. Bollettino Di Geofisica Teorica E Applicata, 62(1), 1–18. 

    Di Stefano, R., Chiarabba, C., Chiaraluce, L., Cocco, M., De Gori, P., Piccinini, D., & Valoroso, L. (2011). Fault zone properties affecting the rupture evolution of the 2009 (Mw 6.1) L’Aquila earthquake (central Italy): Insights from seismic tomography. Geophysical Research Letters, 38(10). https://doi.org/10.1029/2011GL047365.

    Fonzetti, R., Valoroso, L., De Gori, P., & Chiarabba, C. (2024). Localization of deformation on faults driven by fluids during the L’Aquila 2009 earthquake. Journal of Geophysical Research: Solid Earth, 129, e2024JB029075. https://doi.org/10.1029/2024JB029075.

    Fonzetti, R., Govoni, A., De Gori, P., Valoroso, L., & Chiarabba, C. (2025a). Machine learning-based high-resolution data set for the 2009 L’Aquila earthquake sequence. Geophysical Journal International, 243(1), ggaf286.

    Fonzetti, R., Buttinelli, M., Valoroso, L., De Gori, P., & Chiarabba, C. (2025b). Fault interaction during large earthquakes as revealed by the L’Aquila 2009 sequence. Journal of Geophysical Research: Solid Earth, 130(8), e2025JB031245.

    Gabrielli, S., Akinci, A., De Siena, L., Del Pezzo, E., Buttinelli, M., Maesano, F. E., & Maffucci, R. (2023). Scattering attenuation images of the control of thrusts and fluid overpressure on the 2016–2017 Central Italy seismic sequence. Geophysical Research Letters, 50(8), e2023GL103132.

    Herrmann, R. B., Malagnini, L., & Munafò, I. (2011). Regional moment tensors of the 2009 L’Aquila earthquake sequence. Bulletin of the Seismological Society of America, 101(3), 975-993.

    Lucente, F. P., Piccinini, D., De Gori, P., Margheriti, L., Di Bona, M., Chiarabba, C., & Agostinetti, N. P. (2010). Temporal variation of seismic velocity and anisotropy before the 2009 Mw 6.3 L’Aquila earthquake, Italy. Geology, 38.11, 1015–1018. https://doi.org/10.1130/G31463.1.

    Malagnini, L., F. P. Lucente, P. De Gori, A. Akinci, and I. Munafo’ (2012), Control of pore fluid pressure diffusion on fault failure mode: Insights from the 2009 L’Aquila seismic sequence, J. Geophys. Res., 117, B05302, https://doi.org/10.1029/2011JB008911.

    Valoroso, L., Chiaraluce, L., & Collettini, C. (2014). Earthquakes and fault zone structure. Geology, 42(4), 343–346. https://doi.org/10.1130/G35071.1.


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